Le auto incidono davvero sulla qualità dell’aria?

L’Arpa (agenzia lombarda ambientale) ha presentato un primo bilancio della qualità dell’aria relativo all’anno 2020 e il dato più insolito che emerge riguarda l’inquinamento prodotto dalle auto. 


Nell’anno del lockdown, infatti, periodo di smart working e di diminuzione drastica degli spostamenti in auto, ci si aspettava un miglioramento della qualità dell’aria molto più netto, ma così non è stato. La presenza di Pm10, ovvero le particelle che indicano quando l’aria è respirabile, non si è abbassata come previsto. 

Ma se non sono le auto colpevoli dello smog, allora a chi dobbiamo dare la “colpa”?

 

I dati relativi alla qualità dell’aria

 

Stefano Cecchin, presidente dell’Arpa, riporta che “nel 2020 su tutto il territorio regionale è stato rispettato il valore del limite medio annuo di 40 µg/m³ per il Pm10”. 

Il valore limite giornaliero prima del lockdown era pari a 50  µg/m³, quindi non si può parlare di diminuzione significativa. 

E questo dimostra che il traffico non è la principale causa di una scarsa qualità dell’aria. 

Se da un lato i cittadini sono rimasti costretti fra le mura domestiche, con conseguente abbassamento del numero degli spostamenti, è anche vero che la la gente ha dovuto accendere più spesso il riscaldamento. 

In aggiunta a ciò si deve tenere conto di un fattore imprescindibile, quello climatico

Nei mesi di gennaio, febbraio e novembre le precipitazioni sono state inferiori al minimo registrato nel decennio 2005-2016 e questo ha contribuito a determinare in modo diffuso sul territorio lombardo situazioni sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti, con un incidenza negativa sul dato annuale. Di conseguenza i venti da sud spingono nel bacino padano le particelle inquinanti che rimangono intrappolate dalle montagne. 

 

Un’analisi dettagliata

 

Il programma di valutazione eseguito dall’Arpa indica che i superamenti di PM2.5 sono circoscritti ad un numero molto limitato di stazioni. 

Se benzene, monossido di carbonio e biossido di zolfo sono ampiamente sotto i limiti, va detto che anche l’ozono nell’anno appena passato ha fatto registrare un quadro di diffuso superamento degli obiettivi previsti dalla normativa per la protezione della salute e della vegetazione, ma un più limitato numero di sforamenti delle soglie di informazione e di allarme rispetto agli anni precedenti.

 

Cosa significa? 

Che bisogna guardare alle cause dell’inquinamento nella prospettiva più ampia possibile, analizzando la coincidenza di più fattori all’interno di un determinato arco temporale. 

Si tratta di un tema complesso, fatto anche di contraddizioni, e per questo l’atteggiamento di studio e analisi deve essere a 360°. 

 

Dall’indagine delle nostre abitudini, sia in casa sia negli spostamenti vari, dalle emissioni in agricoltura, ai fattori che contribuiscono alla formazione di particolato secondario in atmosfera. 

 

Solo inserendo nel quadro tutti questi fattori si può sperare di estrapolare dati veritieri e successivamente piano di intervento correlati. 

 

Qualità dell’aria: tutti gli elementi analizzati

 

  • I giorni di superamento 

Per il numero di giorni di superamento del valore limite giornaliero di PM10 (50 µg/m3) è stato registrato un trend complessivamente in diminuzione se valutato sull’arco temporale del decennio. Questo nonostante in un numero significativo di centraline sia stato superato il numero dei 35 giorni. Anche a causa dell’andamento sfavorevole delle condizioni meteorologiche, con scarse precipitazioni, infatti il numero di giorni di superamento è risultato spesso superiore a quello registrato nel 2018 e 2019, anni contraddistinti da concentrazioni tra le più basse mai registrate.

 

  • Biossido di azoto (NO2) 

Sebbene superamenti del valore limite sulla media annua (pari a 40 g/m3 ) siano ancora presenti, in particolare in stazioni da traffico degli agglomerati urbani, per il biossido di azoto (NO2) il 2020, complice la forte riduzione delle emissioni durante il lockdown da marzo a maggio e – più limitata – nei mesi di novembre e dicembre, ha fatto registrare una ulteriore diminuzione rispetto all’andamento osservato negli anni precedenti, complessivamente già in miglioramento su base pluriennale, con concentrazioni medie annue nel 2020 inferiori a quelle del 2019. 

 

  • Ozono (O3) 

A differenza degli altri inquinanti considerati, l’ozono non mostra un andamento evidente negli anni. Complessivamente, il 2020 ha fatto registrare una situazione migliore rispetto al 2019 in riferimento al numero di superamenti delle soglie di informazione e di allarme ma si sono registrati – come anche negli anni precedenti – diffusi superamenti sia del valore obiettivo per la protezione della salute, sia di quello per la protezione della vegetazione. In particolare, il valore obiettivo per la protezione della salute di non più di 25 giorni con la massima media mobile su 8 ore superiore a 120 g/m3 , risulta superato in tutte le province lombarde. 

 

Il post- pandemia

 

 A prescindere da questo quadro fatto di miglioramenti e peggioramenti, ora che si va verso la ricostruzione post pandemia ci si aspettano misure governative che si muovano in direzione di un’aria più pulita. Su alcuni fronti, come ad esempio la commercializzazione di veicoli a propulsione a elettrico-gas, la rivisitazione di alcune limitazioni che riguardavano i veicoli a gas e che ora sono obsolete, i sistemi di sicurezza per un funzionamento più sicuro degli impianti, c’è ancora molto lavoro da fare. 

Dopo più di anno con il fiato corto sia per motivi di inquinamento, sia per le varie preoccupazioni che abbiamo dovuto affrontare, ci meritiamo tutti un bel sospiro di sollievo a pieni polmoni.

 


 

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