Smart Contract nei processi di vendita

10 Aprile 2020

enza

Digitalizzazione

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Smart Contract nei processi di vendita

Digitalizzare i processi commerciali per reagire all’emergenza

 

Soprattutto in queste settimane, molte sono le discussioni su come dovremmo reinterpretare il lavoro alla luce delle nuove dinamiche di “non-mobilità” imposte dall’emergenza. Molte attività, per loro stessa natura, possono essere svolte senza troppe difficoltà in modalità smart-working e, sempre più aziende, stanno trasformando i propri processi per dare prosecuzione a questa modalità lavorativa anche al rientro alla “normalità”.

Ma ci sono attività che, almeno all’apparenza, mal si sposano con la filosofia “stay home”, basti pensare al lavoro di un venditore: mansione per antonomasia svolta face to face, come portarla avanti tra le quattro mura domestiche? Sembra impossibile ma gli agenti del futuro (perchè no…anche del presente!) entreranno nelle case o negli studi professionali mettendoci comunque la faccia…con una videochiamata! Potranno mostrare offerte condividendo lo schermo del PC e concludere la trattativa grazie ad un “contratto intelligente”!

Grazie infatti a blockchain, intelligenza artificiale, cloud computing è possibile creare il processo di fiducia che si costruisce durante la trattiva di vendita e contrattualizzare l’accordo in maniera del tutto legale. Gli smart contract sono, in sostanza, la trasposizione in codice di un contratto “cartaceo”: questo viene “letto” e processato attraverso una verifica automatizzata affinché i dati reali corrispondano ai dati delle clausole concordate.

Poiché non interviene un elemento “terzo” come un avvocato o un notaio, lo smart contract è necessariamente basato su descrizioni estremamente precise declinate per tutte le variabili; per fare ciò la gestione dei dati e dei Big Data diventa la discriminante essenziale per dare valore a questi contratti intelligenti.

Lo smart contract è, di fatto, un programma che elabora le informazioni raccolte e verifica che i risultati siano identici alle condizioni imposte; in questo modo si ha assoluta certezza di “giudizio oggettivo” poiché esclude la reinterpretazione da parte di terzi ma sposta il problema della responsabilità sul codice.

Peso che, però, viene alleggerito grazie alla Blockchain: è lei la parte “terza” che certifica la correttezza dei dati. Quello che a noi sembra “automatico” in realtà passa attraverso una serie di processi di codifica delle transazioni e, affinché aumenti la capacità di conoscenza dei significati e si riducano i margini di errore da “interpretazioni”, oggi scende in campo l’Intelligenza Artificiale applicata alla semantica, ovvero nuove forme di scrittura automatica basate sui principi di apprendimento semantico.

Post by Enza Di Marco

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