L’edge computing e la ripresa economica

Dopo un anno di smart working e sviluppo esponenziale di ogni tipo di piattaforma digitale quest’anno è l’edge computing a svettare in fatto di connessioni.

Rimanere connessi e farlo sempre più velocemente sono aspetti che ormai hanno un’importanza primaria nella nostra vita, che si tratti di lavoro, intrattenimento personale o sicurezza. In un contesto in cui i nostri luoghi dell’abitare devono essere case che ci garantiscono un benessere quotidiano e allo stesso tempo salvaguardare la nostra salute post Covid-19, le innovazioni IoT diventano sempre più centrali.

Di conseguenza le soluzioni di edge computing sono destinate a crescere: si parla del 34% entro il 2025, ovvero da 3,6 miliardi di dollari nel 2020 a 15,7 miliardi di dollari nel 2025.

 

 

Edge computing: cos’è e perchè è fondamentale per le imprese

Rispetto ai Data Center tradizionali, l’Edge Computing è intrinsecamente decentralizzato, poiché i dati – anziché essere spediti per centinaia e migliaia di chilometri fino ai data Center Hyperscale – vengono analizzati direttamente a livello locale, ai margini della rete. Questo significa, ad esempio, che un device IoT che produce informazioni (ad esempio un termostato intelligente) possiede già al suo interno (o nelle immediate vicinanze) un’adeguata capacità computazionale, che permette un’elaborazione dei dati a livello locale, limitando notevolmente la quantità di informazioni e bytes che devono essere trasferiti al cloud.

In altre parole si riduce la distanza fra il punto di elaborazione e il punto di consumo delle funzionalità all’interno della rete. Inoltre consente servizi affidabili in tempo reale in tutti quei settori in cui anche solo un secondo di ritardo nella risposta sarebbe un danno.

Infine, fornendo una latenza più bassa, permette anche di elaborare carichi di lavoro molto pesanti a una maggiore velocità.

 

 

Edge computing e 5g

Edge computing e connettività 5g giocheranno un ruolo fondamentale nella ripresa economica globale del post pandemia. Settori come il manufacturing, la sanità, o i trasporti, rafforzando il processo di digitalizzazione potranno ottenere risultati immediati per produttività ed efficienza. Benefici correlati riguardano la possibilità di costruire nuove catene di valore, nuove soluzioni e quindi anche occupazioni legate ad esse.

 

 

Edge computing e impatto sostenibile

Parlando di velocità, reattività e produttività è naturale fare ulteriori considerazioni anche sull’impatto dell’edge computing sulla sostenibilità.

Come è facile da intuire, queste caratteristiche possono ridurre enormemente il traffico di rete e la potenza di calcolo utilizzati nei data center, diminuendo di conseguenza anche l’energia richiesta dagli stessi.

Come?

La potenza di calcolo distribuita ha un ulteriore vantaggio: buona parte dei consumi elettrici di un centro di elaborazione dati sono legati alla necessità di raffreddare il calore emesso dalle apparecchiature hardware (server e storage) nel loro funzionamento. È chiaro che quanti più dispositivi sono collegati in una medesima sala server, tanto più occorre investire nel condizionamento, così da evitare un pericoloso surriscaldamento, al di là di tutte le tecniche di efficientamento inventate negli anni dagli specialisti. Ma se l’elaborazione dei dati avviene all’estremità della rete a livello locale, è chiaro che la necessità di concentrazione delle soluzioni hardware in un medesimo spazio fisico viene meno, abbattendo dunque in maniera consistente il fabbisogno legato al condizionamento.

Lo stesso trasporto dei dati rappresenta un importante dispendio energetico.

Le reti richiedono alimentazione per funzionare, sia che si tratti del router che fornisce la connettività a Internet che degli switch che supportano la rete all’interno della struttura. Inoltre, in caso di disservizi importanti in termini di connettività, la trasmissione dei dati si interrompe inevitabilmente, problema che invece si presenta in maniera estremamente più ridotta con l’edge. Occorre inoltre considerare che i data center cloud spesso funzionano 24 ore su 24, 7 giorni su 7, anche quando non vengono utilizzati. I micro-data center edge, invece, possono essere progettati per gestirli in modo più efficiente, ad esempio, rendendo le risorse “dormienti” nei momenti di mancato utilizzo.

 

 

Ma è possibile quantificare il risparmio energetico?

Secondo alcune stime, un’architettura IT distribuita, a causa del mancato utilizzo della rete all’interno del data center e all’assenza di sistemi di raffreddamento di grandi dimensioni, consuma tra il 14% e il 25% in meno di energia rispetto a una completamente centralizzata. Ma contrapporre in maniera opposta cloud ed edge computing non è un ragionamento corretto: piuttosto, anche in una logica di sostenibilità, occorre attrezzarsi per ridurre il più possibile il traffico cloud non necessario, spostando parte della propria capacità di calcolo sull’edge, mantenendo comunque il ruolo del cloud per quelle elaborazioni e applicazioni più focalizzate sul lungo termine.

 

 

Il futuro

Una nuova ricerca realizzata da Reply con la piattaforma Tend SONAR e il supporto di Teknowlogy Group, “From Cloud to edge”, ha esaminato l’utilizzo del Cloud Computing e dell’Edge Computing nei Paesi dei cluster “Europe-5” (Italia, Germania, Francia, Paesi Bassi, Belgio) e “Big-5” (USA, Regno Unito, Brasile, Cina, India), al fine di comprendere l’evoluzione del mercato. Per essere più precisi, come indica il report, entro il 2021, in entrambi i cluster “Europe-5” e “Big-5”, il mercato dei modelli Infrastracture as a Service (IaaS) e Platform as a Service (PaaS) crescerà – indipendentemente dallo scenario economico – del 50%-55% rispetto al 2019.Anche il mercato del Software as a Service (SaaS) è destinato a crescere a ritmi sostenuti in tutti i Paesi analizzati. In particolare, entro il 2025 si prevede possa raddoppiare negli USA, nel Regno Unito e in tutti i paesi del cluster “Europa-5” e potrebbe aumentare fino a quattro volte in India e in Cina.

 


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