Cohousing: significato e vantaggi

Il cohousing è la nuova frontiera dell’abitare insieme, ereditata dal nord Europa.

 

Consiste in una struttura condominiale a basso impatto ambientale che offre ai suoi inquilini la possibilità di vivere degli spazi in comune in un’ottica di collaborazione reciproca.

La pandemia ha messo a dura prova il nostro bisogno primario di aggregazione.

Pensiamoci bene.

Stare insieme senza limiti di numero, vivere spazi in comune, essere di supporto gli uni con gli altri.

Da quasi un anno ormai, tutto questo non è più possibile. O meglio, è stato molto ridotto.
La chiamano “pandemic fatigue”, la tristezza da Covid, che ha afflitto il nostro paese e non solo.

La conseguenza naturale è stata quella di assumere sempre di più un atteggiamento social virtuale, in cui potersi scambiare like, condividere link, interagire in videochiamata.
E se il mondo del digital di sicuro ci ha supportati nel limitare l’isolamento forzato, è pur vero che è ora di considerare anche altri modi di essere “social”, molto più reali e che cambiano il nostro concetto di quotidianità alla base della struttura: la casa.

Oggi più che mai concetti come benessere quotidiano, qualità della vita e selfcare risuonano nella nostra mente forti e chiari.
Il cohousing sarà una risposta rivoluzionaria anche alla pandemia.

 

Le origini della vita in cohousing

Ma prima di entrare nel vivo scopriamo l’origine di questo modello abitativo e i suoi vantaggi.

Co-house deriva dal termine originale danese “comunità vivente”, coniato dall’architetto Jan Gødmand Høyer.

Il primo progetto di vita in cohouse viene realizzato appunto in Danimarca nel 1964 e consiste nella costruzione di 33 case singole di circa 157 mq. L’intera struttura prevede spazi di incontro, condivisione ed eventi sociali.

Volendo approfondire l’aspetto più filosofico, grandi pensatori in passato avevano ipotizzato un genere simile di modello, come La città del Sole di Tommaso Campanella o Utopia di Thomas More.

Ma la natura sociale di questo bisogno ha radici ben più antiche.

Pensiamo anche solo alla nostra cultura contadina e alla struttura del villaggio. Spazi individuali e spazi collettivi coesistevano, mossi dagli stessi principi per cui anni dopo è rinato il concetto di cohouse.

In altre parole, siamo sempre stati animali sociali, poi siamo diventati animali social.

E ora?

 

Cohousing italiane: l’aspetto innovativo

Oggi il cohousing italiano si pone come modello nuovo di vita e spinta verso un futuro innovativo, sposando un’ideale di abitazione svincolata da qualsiasi religione o partito politico, nel totale rispetto della libertà di ognuno.

A differenza dei più recenti esperimenti di “vita in comune” dettati dalla condivisione di stessi credi, come ad esempio le comunità hippie degli anni ’70, il cohouse italiano attuale non prevede nessun genere di appartenenza a ideologie prestabilite.

L’ideale alla base è infatti solamente un perfetto equilibrio fra la sfera privata e il bisogno di socialità, per vivere in armonia con se stessi e con gli altri.

Un equilibrio che è un punto di incontro fra vari ambiti:

  1. sociale
  2. ambientale
  3. economico

 

 

Vantaggi del vivere il cohousing

IL VANTAGGIO SOCIALE

Con la soluzione del cohousing si attenua molto il costo sociale, specialmente per le categorie considerate più “deboli”.

Questo è il motivo per cui in Italia le amministrazioni sociali stanno puntando sul cohousing come forma privilegiata di condominio sociale.

La vita in comune risulta più facile e meglio organizzata. Ma non solo.

Una vita sociale continua e costante rappresenta uno stimolo costante per l’individuo.

Quest’ultimo cercherà infatti di essere più attivo per se stesso per aiutare anche la sua piccola comunità di riferimento.

Nel tempo si sviluppano un senso di sicurezza e di reale benessere che alzano notevolmente la qualità della vita. Questo non può che avere risvolti molto positivi sotto più punti di vista.

IL VANTAGGIO AMBIENTALE

I cohousing partono da classi energetiche molto alte, in cui la qualità dell’edilizia fa la differenza.

Il risparmio energetico è un requisito fondamentale di partenza, insieme a un’accurata consapevolezza nell’uso delle risorse.

Ma non finisce qui.

Quando si parla di sostenibilità si fa riferimento anche al sistema di acquisto alla base della vita comunitaria, basato soprattutto sulla reperibilità delle materie prime a km 0.

In generale l’impatto ambientale sarebbe molto ridotto rispetto al normale e se il cohousing prendesse piede il pianeta ringrazierebbe di sicuro.

IL VANTAGGIO ECONOMICO

Vivere in cohouse vuol dire vivere in un vero e proprio micro mondo in cui le dinamiche di relazione che si creano ricalcano il concetto di baratto.

Come dicevamo lo spirito è sempre quello della collaborazione: capita quindi che la maestra che è andata in pensione possa assumere il ruolo di baby sitter per i figli delle coppie che lavorano e magari, in cambio, le coppie mettano a disposizione le loro energie per lavori di casa e quant’altro.

Un universo non così parallelo, ma al contrario inglobante e circolare, in cui i costi effettivamente si abbassano e i guadagni, anche non meramente economici, crescono.

 

Le cohousing italiane: una soluzione anche sociale

In un clima di rigidità del mercato immobiliare che ha dominato la scena italiana negli ultimi anni, i primi esperimenti di cohousing in Italia hanno mostrato buoni risultati.
Per qualcuno potrebbe essere considerata pura utopia, ma i fatti indicano un certo successo.
È segno che gli italiani, stanchi di un sistema basato sulla produzione frenetica di risultati e colpiti psicologicamente da un virus che ha messo in discussione ogni tipo di certezza, ricercano sempre di più situazioni di vita “umane”, lontane dallo stress e vicine alla solidarietà e all’affetto di persone reali.

 

Housing sociale: un risvolto interessante

Come dicevamo prima, il cohouse può assumere importanti risvolti sociali anche in Italia, trasformandosi in opportunità di aggregazione e di cura per fasce di popolazione più deboli.
Stiamo parlando di progetti condominiali che nascono appositamente per sanare situazioni spiacevoli: povertà, disagi economici, o emergenze sanitarie, proprio come quella dell’ultima pandemia.
Proprio a causa di questa circostanza sono partiti importanti iniziative, come il piano antifreddo dell’assessorato al welfare con all’interno un potenziamento delle misure di accoglienza, fra cui proprio le social house.

Immaginiamo di vivere in un luogo progettato e realizzato da noi.
Un posto ideale in cui coabitare con persone scelte in base alle nostre affinità e bisogni.
Uno modello abitativo in cui avere la nostra privacy, ma aree in comune in cui poter stare insieme quando lo si desidera.
Questo è il cohousing.
Un nuovo concetto di vita applicato alla struttura del condominio.

E mai come oggi potrebbe rivelarsi una svolta.

Siamo di fronte alla messa in discussione delle basi su cui abbiamo da sempre impostato le nostre vite, in un’ottica concreta di innovazione.
La pandemia ha semplicemente accelerato un processo che comunque si sarebbe compiuto, tanto vale cogliere l’opportunità al volo per dare una chance in più al nostro modo di vivere bene, applicando le intenzioni dei social al sociale.

 


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Post by Enza Di Marco

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